Facebook? “Una spaventosa macchina di spionaggio”


Julian Paul Assange, è certo, quando apre bocca sa far male. Non ha paura di far male, di pungere, di colpire. Del resto il suo progetto più grande, WikiLeaks, ha scosso tutto il mondo diffondendo informazioni riservate, facendo discutere, creando imbarazzi, problemi.

Facendo male, appunto.

Basta cercarlo su Facebook, Julian Paule Assange, per ritrovarsi in pagine ricche, ricchissime di fan: WikiLeaks, il sito da lui fondato, ne conta da solo oltre un milione 700mila. Mentre la sua pagina personale di iscritti ne ha più di 81mila.

Ma ad Assange di questo deve importare poco. Anzi, importa sicuramente poco.

E lo dimostrano le clamorose dichiarazioni rilasciate in queste ore, in cui definisce Facebook come “la più spaventosa macchina di spionaggio mai inventata”. Senza mezzi termini.

“E’ la più grande banca dati mondiale sui cittadini, sulle loro amicizie, i loro nomi, i loro indirizzi, la loro localizzazione e le loro comunicazioni, i loro parenti, tutto pronto negli Usa, a disposizione dell’intelligence americana”, continua Assange.

E per la verità ne ha per tutti, non solo per Facebook: “Facebook, Google, Yahoo, tutte queste organizzazioni Usa hanno costruito una interfaccia per l’intelligence Usa – spiega – Tutti dovrebbero capire che quando aggiungono i loro amici su Facebook, stanno lavorando gratis per le agenzie di intelligence Usa formando questa banca dati per loro”.

E’ vero, Facebook, Google e gli altri servizi sono gestiti in maniera autonoma dai loro proprietari, ma “l’intelligence statunitense è in grado di metterli sotto pressione giuridica e politica. Ed è costoso per loro passare la documentazione a mano, quindi hanno automatizzato il processo. Tutti dovrebbero capire che quando aggiungono i propri amici su Facebook, stanno facendo lavoro gratis per le agenzie di intelligence degli Stati Uniti, costruendo questo database per loro”.

E’ un attacco a tutto tondo, quello di Assange. Ma anche un avvertimento. In che misura sia reale, però, non è dato saperlo.

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