Twitter taglia fuori LinkedIn


Twitter è sempre stato uno dei social network più ‘liberi’ nella gestione delle sue API. Forse con l’obiettivo di allargare sempre maggiormente la propria base di utenti, il team di Twitter ha lasciato grande libertà agli sviluppatori esterni, tant’è che il numero di applicazioni e servizi correlati al social network è indubbiamente significativo.

A distanza di sei anni, però, Twitter ha cambiato numeri e valori. Twitter conta molto e può permettersi anche di fare scelte diverse rispetto al passato.

Si spiega così il ‘taglio‘ comunicato dal team americano nei confronti di LinkedIn. Sì, nulla di errato.

Twitter ha posto fine alla sua partnership con LinkedIn, attraverso la quale i tweet degli utenti potevano essere inclusi all’interno dello stream del social network “da professionisti”. Niente più tweet, soprattutto perché le caratteristiche più recenti – espansione, conversazioni e quant’altro – non risultavano supportate, con una chiara limitazione all’esperienza dell’utente.

“Vogliamo fare in modo che l’esperienza su Twitter rimanga semplice da capire, se siete su Twitter o in qualsiasi altra parte del web”, ha commentato Michael Sippey in un post sul blog aziendale.

Non è quantificabile il danno per LinkedIn, che comunque perderà un elemento importante.

E il futuro?

Twitter sa, ora come ora, di poter dettare legge. La “stretta” sulle API non si limiterebbe esclusivamente a LinkedIn. “Nelle prossime settimane ci sarà l’introduzione di linee guida più rigorose sull’utilizzo delle API di Twitter”, fa sapere nuovamente Sippey.

Ci sta che il social network voglia difendere la user-experience garantita sulle proprie pagine. E’ un ragionamento legittimo, sia in termini di branding che di monetizzazione. E qui è deciso il riferimento al mobile, dove Twitter sta facendo registrare risultati che nessun altro concorrente è stato in grado di riportare sino ad oggi.

Tornando alle API, chi sarà colpito dai ‘tagli’ di Twitter? C’è chi punta già il dito verso Flipboard. Le due aziende si sarebbero già scontrate. “Già nel 2011 il mio collega Ryan Sarver aveva detto che gli sviluppatori non dovrebbero costruire applicazioni che imitano o riproducono lo stream e la user-experience offerta da Twitter”, sostiene ancora Michael Sippey.

Avvertiti anche i creatori delle tante applicazioni collaterali e collegate a Twitter.

Avvertiti tutti. C’è un nuovo sceriffo in città, si chiama Twitter.

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